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Si tratta di una malattia “storica” del gatto, descritta nel 1964 ed associata all’ingestione di una quantità eccessiva di vitamina A in particolari gatti alimentati con una gran quantità di fegato per lunghi periodi. Attualmente ha diminuito la sua incidenza, nonostante che si stiano vedendo alcuni episodi sporadici.

Nella maggior parte dei casi gli animali vengono portati alla visita a causa di un’intossicazione cronica da vitamina A, che induce la neoformazione di osso nei punti di inserzione dei tendini e legamenti e colpisce in genere le vertebre cervicali (spondilosi cervicale) e gli arti anteriori (gomiti), anche se il processo può generalizzare e coinvolgere tutte le ossa dello scheletro.

In alcuni casi le vertebre cervicali possono essere risparmiate mentre sono colpite altre zone come l’anca o le ginocchia.

Il quadro clinico è solitamente caratterizzato da riluttanza a muoversi, ventroflessione cervicale, anoressia, aspetto scadente del mantello e scarsa igiene, atrofia muscolare, iperestesia cutanea, zoppie e anomalie posturali.

La diagnosi viene formulata sulla base dei segni clinici associati al riferimento anamnestico di una dieta ricca di fegato ed al riscontro delle alterazioni radiologiche tipiche, rappresentate da esostosi e proliferazioni ossee a carico delle articolazioni.

Il trattamento consiste nella modificazione della dieta (eliminando l’eccesso di vitamina A) e nella terapia sintomatica del dolore. Ciò nonostante, nella grande maggioranza dei casi le lesioni sono irreversibili perché la malattia non viene diagnosticata nelle sue fasi iniziali.

 

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