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Fin dalla sua prima descrizione nel 1989, la pancreatite felina è emersa come una patologia importante e potenzialmente letale.

Normalmente, il tessuto pancreatico è difeso da una rete di meccanismi che lo proteggono dall’attività degli enzimi digestivi che produce. Il fatto che questi esistano sotto forma di precursori inattivi risulta di importanza primaria per evitare l’autodigestione. L’evento che avvia l’attivazione enzimatica intrapancreatica è la conversione del tripsinogeno in tripsina. Da quì si ha l’attivazione di altri enzimi digestivi che provocano degli aumenti della permeabilità capillare e ulteriori danni al parenchima pancreatico.

Nonostante la crescente conoscenza, la sua eziologia rimane sconosciuta, la diagnosi è ancora una sfida ed è spesso necessario eseguire una biopsia chirurgica per confermare la diagnosi e facilitare l’identificazione della patologia intercorrente. Il trattamento è solitamente sintomatico e coinvolge in genere un supporto nutrizionale aggressivo.

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