Questo sito utilizza soltanto cookies tecnici, necessari alla navigazione stessa. Non sono raccolti i dati di navigazione, in nessuna forma.

Copyright 2017 - Custom text here
  • © stephen chown via sxc

  • © T. Duff via sxc

  • © Monia Zanin

  • © mirko delcaldo via sxc

  • © Monia Zanin

  • © Monia Zanin

SEGNALAMENTO

Gatto europeo, maschio castrato di 5 anni d’età e di 5kg di peso.

ANAMNESI

Il gatto presentava da circa cinque mesi tumefazione dei cuscinetti centrali di tutte le zampe. La proprietaria riferisce che il soggetto lecca solo uno dei cuscinetti di un arto anteriore. Il veterinario referente aveva prescritto prednisone per via orale per circa un mese, ma le lesioni non erano migliorate.

Nell’anamnesi remota la proprietaria riferisce solo un episodio di rinotracheite. Il gatto vive in appartamento, è alimentato con una dieta commerciale, non è vaccinato né ha ricevuto trattamenti parassitari endo-ectocidi. Il soggetto convive con un cane e quest’ultimo non manifesta alcuna lesione cutanea.

ESAME CLINICO

All’esame fisico generale non si rileva alcuna alterazione.

All’esame dermatologico il gatto presenta tumefazione dei cuscinetti metacarpali e metatarsali che appaiono di colore violaceo con strie ipercheratotiche biancastre sulla superficie. Su un cuscinetto metacarpale si rileva la presenza di una crosta.

QUADRO RIASSUNTIVO DEL PROBLEMA

 Pododermatite nodulare quadripodale.

DIAGNOSI DIFFERENZIALI

 La storia clinica e l’esame clinico sono altamente suggestivi di una pododermatite plasmacellulare. Tuttavia, tra le diagnosi differenziali vanno incluse: pemfigo foliaceo, dermatite irritativa da contatto, granuloma eosinofilico, reazione cutanea da farmaco, calicivirosi, herpesvirosi, granulomi di natura infettiva (nocardiosi, micobacteriosi, sporotrichosi, cryptococcosi, funghi opportunisti), reazione alla puntura d’artropode (mosquito), neoplasia (adenocarcinoma metastatico, fibrosarcoma, linfoma cutaneo, plasmocitoma, etc).

Il pemfigo foliaceo può manifestarsi con ipercheratosi dei cuscinetti, tuttavia raramente questa è l’unica manifestazione, generalmente sono osservabili altre lesioni cutanee quali paronichia con accumulo di materiale “caseoso”, scaglie, croste e pustole sulla superficie ventrale dell’addome e ai padiglioni auricolari.

A sfavore di una dermatite irritativa da contatto è l’esclusivo interessamento dei cuscinetti centrali senza il coinvolgimento di quelli digitali e della cute circostante.

Il granuloma eosinofilico deve essere preso in considerazione in quanto può manifestarsi come unica forma clinica a livello dei cuscinetti e talvolta con coinvolgimento multiplo.

La mancata somministrazione di farmaci nel periodo precedente all’insorgenza delle lesioni cutanee nella anamnesi di questo paziente rende la diagnosi di reazione cutanea da farmaco meno probabile.

Poiché nell’anamnesi del soggetto è riportato un episodio di rinotracheite, possibilmente da FeHV-1, è stata in clusa una possibile infezione da virus epiteliotropi nell’elenco delle diagnosi differenziali, anche se quest’ultimi usualmente si manifestano con dermatite ulcerativa.

La presenza di lesioni in più cuscinetti rende meno probabile una diagnosi di granulomi di origine infettiva, di reazione alla puntura d’artropodi o di neoplasie dal momento che queste malattie di solito si manifestano con la presenza di lesioni singole.

ESAMI COLLATERALI

L’esame citologico per impronta sulla superficie sottostante alla crosta rileva la presenza d’un infiltrato infiammatorio neutrofilico con cocchi intracellulari. Dall’esame istopatologico di una biopsia cutanea effettuata da un cuscinetto non ulcerato si rileva una dermatite linfoplasmocitaria da perivascolare ad interstiziale nel derma superficiale e da nodulare a diffusa nel derma profondo. Lo stesso pattern infiammatorio con distribuzione da nodulare a diffusa è evidenziabile nel pannicolo sottostante. In alcune plasmacellule sono presenti globuli eosinofilici intracitoplasmatici riferibili a Corpi di Russel.

DIAGNOSI DEFINITIVA

In base a storia clinica, esame dermatologico, esami citologico ed istopatologico si diagnostica una pododermatite plasmacellulare con infezione batterica secondaria. Vengono effettuati esame emocromocitometrico, elettroforesi delle proteine sieriche ed esame sierologico (ELISA) per valutare la presenza di infezione da FIV e FeLV. Dagli esami si evidenzia un aumento delle proteine sieriche totali con aumento delle frazioni α2, β1 e γ-globuliniche mentre gli esami sierologici per FIV e FeLV risultano negativi.

TERAPIA

Vengono prescritti amoxicillina-clavulanico (12,5 mg/kg PO, BID) per tre settimane per controllare l’infezione batterica secondaria e, successivamente all’esito dell’esame istopatologico, doxiciclina monoidrato (10 mg/kg SID, PO) per 40 giorni come terapia immunomodulatrice per la pododermatite plasmacellulare.

EVOLUZIONE CLINICA

Trenta giorni dopo l’inizio della terapia immunomodulatrice il gatto viene riesaminato. All’esame dermatologico dei cuscinetti, si osservava una marcata riduzione della tumefazione e dell’ipercheratosi. La colorazione violacea è scomparsa e i cuscinetti appaiono nuovamente di colore roseo. All’esame elettroforetico di controllo è ancora presente iperproteinemia con un aumento delle β1 e γ - globuline.

DISCUSSIONE

La pododermatite plasmacellulare (PPC) è una malattia rara descritta solo nel gatto e associata all’infiltrazione di plasmacellule in uno o più cuscinetti.

Non è segnalata una predisposizione di razza, di età o di sesso per la PPC. Di solito solo un cuscinetto è interessato, tipicamente quello metacarpale o metatarsale. Occasionalmente, e come nel caso descritto, possono essere coinvolti più cuscinetti e talvolta anche i cuscinetti digitali. Inizialmente si osserva un aumento di volume e un rammollimento del cuscinetto con presenza di strie ipercheratotiche e colorazione violacea della superficie. Il cuscinetto può ulcerarsi e in questo caso, è possibile osservare la presenza di tessuto di granulazione emorragico che protrude dalla superficie ulcerata. Raramente il gatto manifesta dolore o si verifica linfoadenopatia regionale. Talvolta questa condizione è associata a stomatite plasmacellulare, e in letteratura è stato riportato un solo caso in cui il soggetto colpito presentava glomerulonefrite e amiloidosi renale concomitanti. La PPC tipicamente è associata ad una ipergammaglobulinemia policonale.

La storia clinica, l’esame clinico e l’esame citologico per ago-fissione sono utili per orientare la diagnosi verso la PPC, ma per confermare la diagnosi è necessario l’esame istopatologico di un cuscinetto non ulcerato.

Nelle lesioni iniziali è osservabile una dermatite perivascolare da superficiale a profonda composta principalmente da plasmacellule. La dermatite tende a divenire da nodulare a diffusa nelle lesioni croniche. L’entità dell’infiltrato neutrofilico è variabile e dipende dalla presenza di ulcerazione ed infezione batterica secondaria. In questo caso la diagnosi istologica può risultare più difficile in quanto devono essere escluse pododermatiti croniche di origine batterica, l’individuazione di plasmacellule con globuli eosinofilici (corpi di Russel) intracitoplasmatici che rappresentano accumuli di immunoglobuline, può essere di aiuto. Raramente si può osservare una vasculite leucocitoclastica.

Considerando gli aspetti istopatologici (infiltrato plasmacellulare) e clinici (ipergammaglobulinemia policlonale e risposta alla terapia immunomodulatrice) si può ipotizzare che la patogenesi della PPC sia immunomediata. La ipergammaglobulinemia policlonale suggerisce una proliferazione reattiva e non neoplastica dei linfociti B che hanno ricevuto uno stimolo antigenico. Una volta attivati, i linfociti B proliferano e si differenziano in cellule produttrici di anticorpi (plasmacellule). La natura dell’antigene o degli antigeni che iniziano questa risposta immunitaria esagerata non è al momento conosciuta. Tuttavia, la localizzazione nei cuscinetti e la risposta favorevole alla chirurgia conferiscono alla componente strutturale anatomica un ruolo eziopatogenetico. Inoltre, alcuni casi manifestano una risoluzione spontanea ed una ricorrenza stagionale suggerendo una causa allergica.

In uno studio circa il 50% dei casi con PPC era positivo al test sierologico per il virus dell’immunodeficienza felina (FIV) e l’antigene virale è stato riscontrato in un caso in cellule dell’infiltrato infiammatorio.

Esistono diversi protocolli terapeutici tra cui l’uso di alte dosi di prednisone o prednisolone (4,4 mg/kg PO SID), l’impiego di sali di oro (aurotioglucosio) e l’escissione chirurgica. Nessuna alternativa terapeutica sembra offrire più vantaggi dell’altra. Se la terapia immunosoppressiva può causare gravi effetti collaterali, d’altro canto l’escissione chirurgica è da considerarsi una tecnica molto invasiva, soprattutto quando sono colpiti più cuscinetti.

Recentemente è stato riportato l’uso della doxiciclina nella terapia della PPC. La doxiciclina è un antibiotico efficace contro la maggioranza delle specie di Mycoplasma, Chlamydia, Rickettsia e spirochete così come numerosi batteri Gram positivi e Gram negativi. Inoltre, ha diversi effetti sul sistema immunitario tra cui un effetto negativo nella proliferazione dei linfociti e conseguente produzione di anticorpi. Se l’efficacia della doxiciclina nella terapia della PPC sia dovuta ai suoi effetti immunomodulatori o al suo effetto antibiotico è sconosciuto. La PPC non risponde alla terapia con antibiotici come l’amoxicillina/acido clavulanico o lincomicina, quindi è poco probabile che batteri sensibili a questi antibiotici abbiano un ruolo nella sua eziologia. Inoltre, la risposta a terapie immunosoppressive non depone a favore di un’infezione batterica persistente anche se per escludere la presenza di batteri sarebbe necessario l’esame colturale del tessuto prelevato sterilmente mediante biopsia da un cuscinetto non ulcerato.

La dose consigliata è di 25 mg/gatto PO, SID. Con questi dosaggi, dopo 4 settimane di terapia, alcuni autori riportano una remissione completa in 4 casi su 17, parziale in 11 su 17 e nessuna risposta in 2 su 17. La dose della doxiciclina con effetti immunomodulatori negli animali di compagnia ha una base empirica e il suo uso in dermatologia veterinaria è riportato solo aneddoticamente. La dose di 10 mg/kg SID, PO prescritta nel caso descritto è stata scelta in quanto posologia raccomandata nel gatto nella terapia delle ehrlichiosi, rickettsiosi ed emobartonellosi e superiore a quella riportata come efficace nella terapia della PPD.

La risposta alla doxiciclina è stata completa dopo 4 settimane di terapia. Per valutare se la dose di 10 mg/kg PO, SID è più efficace di quella riportata in precedenza è necessaria la realizzazione di uno studio con un numero di casi superiore.

Bibliografia

  1. Bettenay, S.V., Mueller, R.S., Dow, K., Friend, S. Prospective study of

the treatment of feline plasmacytic pododermatitis with doxycycline.

The Veterinary Record 2003; 152: 564-566.

  1. Foil, C.S. Facial, pedal, and other regional dermatoses. Veterinary Cli-

nics of North America: Small Animal Practice, 1995; 25: 923-944.

  1. Green, C.E. Infectious diseases of the dog and cat. 2nd edition. Phila-

delphia, WB Saunders Co; 1998.

  1. Guaguer, E., Hubert, B., Delabre, C. Feline pododermatoses. Veteri-

nary Dermatology. 1992; 3: 1-12.

  1. Harvey, R.G., McKeever, P.J. A colour handbook of skin diseases of

the dog and cat: a problem-oriented approach to diagnosis and mana-

gement. Manson Publishing Ltd; 1998.

  1. Roitt, I., Brostoff, J., Male, D. Immunology, 6th edition. Mosby; 2001.
  2. Scott DW, Miller WM, Griffin CE. Small Animal Dermatology, 6th edi-

tion. Philadelphia, WB Saunders Co; 2001.

  1. Weedon, D. Skin Pathology. 2nd edition. Churchill Livingstone, 2002.

 

Fonte:www.evsrl.it/vet.journal/archivio/archivio_pdf/2004/3482.pdf

 

 

Contatti

Copyright

Tutti i diritti riservati. I testi, quando non vi è espressamente riportato l'autore, sono di proprietà di Miagolando.com e possono essere citati solo con riferimento a questo sito come fonte.