FIV - Immunodeficienza felina

 

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fonte: http://www.cuteri.eu/Lezioni/FeLV_FIV.pdf

 

F.I.V.: le domande più frequenti

 

Tratto dal sito www.vetgea.it

Pubblicato su Amicoveterinario n° 3

 

 

Che cosa è la FIV?

Il Virus dell’ Immunodeficienza felina (FIV) è un Virus felino equivalente al Virus dell’Immunodeficienza umano (HIV). Così come avviene nell’uomo infettato da HIV, i gatti infettati con FIV avranno una ridotta capacità di opporsi alle infezioni a causa di un danno al sistema immunitario, e svilupperanno facilmente una serie di malattie che potrebbero portare il gatto alla morte.

Posso infettarmi dalla FIV del mio gatto?

Il virus della FIV non può infettare l’uomo.

Come può il mio gatto contrarre l’infezione FIV?

I gatti si infettano più comunemente attraverso le ferite da morso in quanto il virus è presente nella saliva di un gatto infetto. Il virus della FIV di solito non viene trasmesso dalla madre ai gattini durante la gravidanza o il parto, né può avvenire il contagio attraverso il rapporto sessuale sebbene durante il rapporto tra due gatti è possibile che ci possano essere delle ferite.

Può il gatto guarire dalla FIV?

Sfortunatamente, il gatto contrae l’infezione e rimane sieropositivo per tutto il resto della vita, in seguito manifesta la sintomatologia, ma la malattia è incurabile. Come per l’AIDS dell’uomo, la prevenzione è l'unico modo per evitare il contagio, e allo stesso modo nessun vaccino è attualmente disponibile.

Posso proteggere il mio gatto dalla FIV?

Sì. Il modo più sicuro per proteggere il suo gatto è tenerlo in casa per evitare un potenziale  contatto con altro gatti infetti. Inoltre i gatti maschi possono essere castrati. L’intervento di  orchiectomia riduce il loro istinto di territorialità e di conseguenza le lotte.

Quali sono i sintomi dell’infezione da FIV?

I gatti possono rimanere ragionevolmente sani dopo l’infezione per diverso tempo. Lei al momento non potrà solo sospettare che il suo gatto sia stato infettato. I gatti infetti con FIV  mostreranno comunque prima o poi una serie di sintomi:

· Letargia

· Diminuzione dell’appetito e perdita del peso

· Gengivite e stomatite

· Risentimento linfonodale

· Diarrea persistente

· Infezioni respiratorie, urinarie e della pelle spesso refrattarie a trattamenti antibiotici.

Come posso sapere se il mio gatto ha la FIV?

Il vostro veterinario dopo aver esaminato la storia del gatto e dopo una approfondita visita  clinica farà un prelievo di sangue per effettuare un Test anticorpale che risulterà positivo o negativo. Per esempio, un gatto maschio adulto frequentemente ammalato dovrebbe essere sottoposto ad un prelievo di sangue avendo una probabilità alta di essere infetto dalla FIV.

L'unico modo per diagnosticare definitivamente la FIV è eseguire il test che ricerca gli anticorpi nei confronti del virus.

LA FIV NON SIGNIFICA UNA CONDANNA A MORTE

LA FIV NON SIGNIFICA UNA CONDANNA A MORTE ABCD

“Non sopprimere un gatto solo perché è positivo alla FIV!”

Gand, 25 marzo – L’European Advisory Board on Cat Diseases (ABCD) ha pubblicato le prime Linee guida europee per la prevenzione e il trattamento del virus dell’immunodeficienza felina (FIV).
L’infezione da FIV è caratterizzata da una lunga fase latente o “asintomatica” che può durare mesi o anni, o addirittura tutta la vita. Durante questa fase il gatto infetto non presenta praticamente alcun segno clinico (quali gengivostomatitite
cronica, rinite cronica, linfoadenopatia, glomerulonefrite immunomediata e calo ponderale). Molti segni clinici potrebbero non essere causati direttamente dalla FIV, per cui è importante controllare regolarmente che i gatti infetti da FIV non
siano affetti da eventuali infezioni secondarie.
FIV-positivo? Non necessariamente una condanna a morteI risultati di positività, ottenuti con i test ambulatoriali ed eseguiti in una popolazione a bassa prevalenza (ad es. gatti giovani che vivono esclusivamente in casa o in allevamento) dovrebbero essere sempre confermati presso un laboratorio. “Non bisognerebbe mai sopprimere un gatto solo perché positivo a un test FIV, sottolinea Margaret Hosie (Università di Glasgow), membro dell’ABCD ed esperta di FIV a livello internazionale. “I gatti infetti da FIV possono presentare una buona aspettativa di vita se le infezioni secondarie sono trattate immediatamente.” I risultati dei test FIV eseguiti su gattini devono essere interpretati con cautela poiché i gattini, nati da madri infette da FIV, possono risultare sieropositivi a causa degli anticorpi materni. Questi gattini dovrebbero essere sottoposti a un nuovo test intorno alle 16 settimane di età. In alcuni casi gli anticorpi materni persistono anche per 6 mesi e i gattini risultati sieropositivi a 16 settimane dovrebbero essere nuovamente testati due mesi dopo.
Gestione: monitoraggio e trattamento immediato
“I gatti infetti da FIV dovrebbero essere sottoposti ad una visita clinica almeno ogni sei mesi, in modo da poter essere immediatamente trattati nel caso in cui compaiano segni clinici”, aggiunge la Dott.ssa Hosie. I controlli devono comprendere un monitoraggio del peso ed i test di laboratorio di base, come le analisi ematologiche e biochimiche.
I rischi ed i benefici potenziali della vaccinazione di base per i gatti infetti da FIV devono essere valutati caso per caso. Ad esempio, il rischio di contrarre infezioni è molto basso per i gatti anziani che vivono in casa e che sono stati in precedenza regolarmente vaccinati, per cui si potrebbe anche fare a meno di sottoporli a un regolare richiamo. Al contrario, la vaccinazione di base è fortemente consigliata per i gatti infetti da FIV e ad alto rischio di esposizione ad altri patogeni (ad es. gatti che vivono all’aperto).
Prevalenza: fino al 44% nei gatti malati
La FIV è una malattia endemica in tutto il mondo, isolata per la prima volta nel 1986. Ne esistono cinque sottotipi distinti, dei quali i sottotipi A e B sono i più comuni in Europa. La sua prevalenza varia notevolmente a seconda delle regioni, ed è stimata essere pari all’1-14% nei gatti sani e fino al 44% nei gatti malati. L’infezione è trasmessa principalmente mediante la saliva in seguito a morsi. Il virus sopravvive solo per alcuni minuti all’esterno dell’ospite ed è sensibile a tutti i disinfettanti, compreso il comune sapone


Per ulteriori informazioni e per scaricare il testo completo delle Linee guida dell’ABCD sull’immunodeficienza felina, visitare il sito www.abcd-vets.org.
Le Linee guida per la FIV sono state adottate nel corso del VI Incontro dell’ABCD, tenutosi a Monaco, in Germania, dal 24 al 26 ottobre 2007. Durante questo incontro, il Comitato ha anche discusso della rabbia nel gatto, per la quali sono attualmente in fase di preparazione le Linee guida.

Linee guida AAFP sulle infezioni retrovirali feline

La vaccinazione FIV e FeLV va decisa dopo una valutazione individuale del rischio

Le Linee guida 2008 della American Association of Feline Practitioners per l'approccio ai retrovirus felini sono state pubblicate sul numero di luglio del Journal of Feline Medicine & Surgery. FeLV e FIV sono tra le più frequenti infezioni del gatto. Benché siano disponibili i vaccini per entrambi i virus, l’identificazione e la segregazione dei gatti infetti costituiscono la pietra miliare della prevenzione di nuove infezioni. Le linee guida considerano diagnosi, prevenzione, trattamento e gestione delle infezioni FeLV e FIV.

Tutti i gatti dovrebbero essere sottoposti a test FeLV e FIV a intervalli appropriati sulla base della valutazione individuale del rischio; ad esempio, al momento dell'adozione, in seguito a esposizione a un gatto infetto o il cui stato infettivo è sconosciuto, prima della vaccinazione FeLV o FIV, prima dell'ingresso in una comunità e in caso di malattia. Nessun test è accurato al 100% in ogni occasione e in tutte le condizioni. I risultati dovrebbero essere interpretati insieme allo stato di salute e ai fattori di rischio del paziente.

I test per i retrovirus possono diagnosticare soltanto l’infezione, non la malattia clinica, e i gatti infettati da FeLV o FIV possono vivere molti anni. La decisione di effettuare un'eutanasia non dovrebbe mai essere basata unicamente sulla presenza di infezione. La vaccinazione contro FeLV è altamente raccomandata nei gattini. Nei gatti adulti, i vaccini anti-retrovirali sono considerati “non-core” e dovrebbero essere somministrati solo se la valutazione del rischio ne indica l'appropriatezza.

Sono pochi gli ampi studi controllati che riguardano l'utilizzo di farmaci antivirali o immunomodulatori per il trattamento dei gatti con infezione naturale. Sono necessari ulteriori studi per identificare la migliore strategia per migliorare l'esito a lungo termine delle infezioni retrovirali nel gatto.

 

“2008 American Association of Feline Practitioners' feline retrovirus management guidelines” Julie Levy, Cynda Crawford, Katrin Hartmann, Regina Hofmann-Lehmann, Susan Little, Eliza Sundahl, Vicki Thayer. J Feline Med Surg. Volume 10, Issue 3, July 2008, Pages 300-316

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
mg.monzeglio@evsrl.it

Fonte : Journal of Feline Medicine & Surgery,

MALATTIE DA RETROVIRUS DEL GATTO (FeLV/FIV)

 

EZIOLOGIA

 

I RETROVIRUS sono RNA virus a singola elica contenenti la trascriptasi inversa, enzima che consente la sintesi di DNA a partire da un modello di RNA. Nel gatto sono stati riconosciuti 5 retrovirus, i più importanti dei quali sono il virus della leucemia felina (FeLV), il virus del sarcoma felino (FSV) e il virus dell’immunodeficienza felina (FIV), i soli che si associano a manifestazioni cliniche significative.

 

PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELLA LEUCEMIA FELINA

 

Il virus della LEUCEMIA FELINA è molto labile e viene distrutto in pochi minuti dagli agenti atmosferici. Di conseguenza la via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, principalmente la saliva, sebbene l’infezione possa trasmettersi, seppur raramente, attraverso le ferite da morso e le trasfusioni di sangue. Il contagio può facilmente avvenire tramite il latte materno. Dopo il contagio oronasale, il virus si replica inizialmente a livello delle tonsille e dei tessuti linfoidi locali, poi si distribuisce al sistema linfoide, al midollo osseo, all’epitelio della mucosa intestinale, respiratoria ed alle ghiandole salivare (fase viremica). Questo processo dura 2-4 settimane. Se il virus si localizza a livello di midollo osseo è possibile l’insorgenza di un’infezione latente.

A seguito della risposta all’esposizione al virus, i gatti possono essere inquadrati in una delle seguenti categorie:

 

1)     con viremia persistente (progressione)

2)     con viremia transitoria (regressione) – infezione latente

3)     con viremia transitoria (regressione) – estinzione dell’infezione.

 

Esiste poi un quarto gruppo di gatti, composto da animali con abitudini sociali solitarie, che non vengono esposti ad un numero di particelle virali sufficiente a determinare l’infezione; questi soggetti sono non infetti e non immuni e, quindi risultano sensibili all’infezione da FeLV.

 

Circa il 33% dei gatti esposti al virus sviluppa una viremia persistente e manifesta i segni clinici delle patologie correlate all’infezione che determineranno la morte della maggior parte di questi soggetti entro 3-5 anni dal momento della diagnosi iniziale a causa delle malattie indotte dal virus.

Il restante 66% resiste allo sviluppo della fase viremica persistente, probabilmente per la rapida ed efficace risposta immunitaria umorale che consente di neutralizzare il virus. Nei gatti transitoriamente infetti generalmente l’infezione si risolve in 4-6 settimane dopo l’inoculazione (estinzione dell’infezione).

Il 33% circa dei gatti con viremia transitoria non è in grado di eliminare tutte le cellule infette entro le 4-6 settimane e sviluppa un’infezione latente. In questo caso il virus rimane “nascosto” a livello midollare e può essere  “riespresso” (sviluppo di una nuova fase viremica) in seguito a determinati stimoli o trattamenti corticosteroidi. Nei gatti con infezione latente l’infezione si estingue generalmente nell’arco di 3 anni. I soggetti con viremia transitoria non sviluppano le patologie FeLV-correlate.

 

PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS

DELL’IMMUNODEFICIENZA FELINA

 

La patogenesi dell’infezine da FIV differisce da quella precedentemente descritta per il FeLV in quanto l’infezione sembra persistere per tutta la vita del paziente. Per questo aspetto il FIV può essere paragonato al virus dell’immunodeficienza dell’uomo (HIV). La trasmissione avviene principalmente attraverso le ferite da morso ed è quindi più frequente tra i gatti maschi che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire da casa; il virus non è caratterizzato da un’elevata contagiosità, quindi la presenza di più gatti nello stesso ambiente domestico non aumenta la probabilità di contagio a condizione che non lottino tra loro.

Dopo 4-5 settimane dall’inoculazione sperimentale si osserva la comparsa di febbre e di una neutropenia persistente per 1-9 settimane. Si rileva inoltre una linfoadenopatia generalizzata che persiste per 2-9 mesi. Questo virus non è un classico “produttore” o “eliminatore” di particelle virali in quanto solitamente provoca la morte della cellula infetta; di conseguenza l’antigene virale circolante, in quantità limitata, non può essere individuato mediante i comuni metodi diagnostici. In molti casi l’infezione da FIV è asintomatica e non si sviluppano forme patologiche FIV correlate letali.

 

DIAGNOSI DELLA FeLV E DELLA FIV

 

Per diagnosticare le infezioni da FeLV esistono fondamentalmente 2 tipi di test: quelli che rilevano la viremia cellulo-associata (immunofluorescenza) e quelli che rilevano la viremia siero-associata (Elisa). Quest’ultimo esame può essere eseguito su campioni di liquido lacrimale e saliva. L’esecuzione dell’immunofluorescenza (IFA) è limitata ai centri di ricerca e ad alcuni laboratori, mentre l’Elisa è comunemente effettuata nella maggior parte dei laboratori e a livello ambulatoriale. Il metodo Elisa è circa 100 volte più sensibile dell’IFA e solo raramente dà origine a falsi negativi; inoltre consente una maggiore precocità della diagnosi. Tuttavia fino al 30% dei gatti risultati positivi all’Elisa può non essere viremico, ma presentare un’infezione locale a livello delle ghiandole mammarie o salivari o dei relativi linfonodi regionali. In questi casi è consigliabile eseguire l’Elisa su campioni di liquido lacrimale o di saliva o, meglio ancora, sottoporre il soggetto ad un controllo dopo 6-8 settimane con l’Elisa o con l’IFA. Dopo 4-6 settimane, nei gatti con viremia transitoria, si assiste al fenomeno della sieroconversione, cioè i soggetti divengono FeLV-negativi; di conseguenza, in ogni gatto FeLV-positivo, l’esame andrebbe ripetuto dopo 6-8 settimane. In altre parole, nessun gatto dovrebbe essere soppresso sulla base di una singola positività al test.

 

Il FIV non produce quantità di particelle virali sufficienti ad essere rilevate nel sangue o in altri fluidi mediante i test immunologici di routine. Per tale motivo, analogamente a quanto avviene nell’uomo per l’infezione da HIV, i test impiegati per diagnosticare l’infezione da FIV sono basati sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus. La sieroconversione si realizza quindi 2-4 settimane dopo l’infezione. La maggior parte dei kit diagnostici in commercio utilizza il metodo Elisa ed è estremamente sensibile: i risultati falsi-negativi sono rari, mentre false positivià possono verificarsi in circa un terzo dei gatti risultati positivi con il metodo ELISA. Le manifestazioni cliniche della sindrome da immunodeficienza acquisita felina comprendono: stomatiti, ascessi, piotorace, enteriti ed infezione delle vie aeree superiori, infezioni da microrganismi opportunisti, quali toxoplasmosi, emobartonellosi, criptococcosi; altre infezioni virali quali la peritonite infettiva felina.

 

TRATTAMENTO DEL PAZIENTE AFFETTO DA INFEZIONI DA RETROVIRUS

 

Di fronte ad un paziente con sospetta infezione retrovirale il clinico deve tenere presenti due punti: primo – se il gatto risulta FeLV-positivo con il metodo Elisa è essenziale accertarsi della presenza di una viremia persistente (cioè escludere la transitorietà della viremia) con la ripetizione del test dopo 6-8 settimane mediante metodo Elisa o IFA o eseguendo il test Elisa su campioni di liquido lacrimale o saliva. In questo periodo il gatto viene mantenuto in isolamento (non a contatto con altri gatti). Secondo – il risultato positivo del test anticorpale per il FIV deve essere confermato mediante Western blat, la positività del quale dimostra la persistenza dell’infezione.

Al momento attuale non esiste una terapia in grado di eradicare efficacemente l’infezione. Studi sperimentali hanno consentito di ottenere la temporanea scomparsa del virus, ma l’infezione si ripresenta in seguito alla sospensione del trattamento.

 

RACCOMANDAZIONI PER IL PROPRIETARIO

 

Il veterinario deve adoperarsi per mettere al corrente il proprietario sulla possibile evoluzione della patologia. Il cliente, per esempio, deve sapere che l’infezione può decorrere asintomatica e che, nel caso si sviluppino patologie correlate all’infezione da retrovirus, queste possono essere adeguatamente trattate. Il cliente deve essere cosciente del fatto che il proprio gatto costituisce un pericolo per altri soggetti, soprattutto se infetto da FeLV, ed andrebbe quindi isolato. Se il gatto FeLV –positivo asintomatico vive da solo in casa, il proprietario dovrà istituire alcune misure preventive, senza per questo modificare il rapporto intrattenuto con l’animale. Se il gatto vive in casa, ma ha possibilità di uscire all’esterno, è consigliabile isolarlo in casa fino all’avvenuta conferma dello stato viremico dell’infezione da FeLV. Se il gatto vive in appartamento con altri gatti è preferibile isolarlo o, se ciò non è possibile, trasferirlo in un’altra casa. In altre parole, non esistono motivazioni di ordine medico o etico che giustifichino l’eutanasia di un soggetto FeLV o FIV positivo asintomatico, in quanto una certa percentuale di questi gatti può condurre una vita normale e morire in seguito ad eventi non correlati all’infezione retrovirale.

 

PROFILASSI

 

L’immunizzazione dei soggetti FeLV e FIV positivi è indicata in quanto essi rappresentano i principali candidati alle infezioni secondarie e opportunistiche. I gatti andrebbero isolati in modo da non avere contatti con altri soggetti. Il proprietario deve segnalare al veterinario qualsiasi segno clinico eventualmente insorto, in modo da trattare precocemente disturbi potenzialmente gravi. Inoltre deve essere in grado di esaminare le gengive (per evidenziare ittero o pallore delle mucose), di palpare i linfonodi e di controllare i caratteri della minzione e della defecazione del soggetto.

 

TERAPIA DI DISTURBI SPECIFICI

 

La presenza di un’infezione retrovirale non modifica il protocollo terapeutico di una qualsiasi condizione patologia neoplastica o non neoplastica. In aggiunta è consigliabile istituire un trattamento di sostegno adeguato. I soggetti affetti da linfomi o leucemie vengono sottoposti a chemioterapia e radioterapia. In presenza di un processo infettivo è necessario prelevare un campione da sottoporre ad esame colturale batteriologico e micologico e ad antibiogramma; in questi soggetti si riscontrano infatti con una certa frequenza forme batteriche e micotiche non comuni. Il ritardo nell’istituzione di una terapia antibiotica appropriata può causare un aumento significativo della morbilità e della mortalità.

 

PROFILASSI DELLE INFEZIONI DA RETROVIRUS

 

Per la trasmissione dell’infezione da FeLV e da FIV è necessario uno stretto contatto con un soggetto infetto in fase di eliminazione attiva del virus. Nel caso di FeLV è sufficiente un contatto casuale (per esempio toelettatura), mentre per FIV è necessaria la presenza di una ferita penetrante. Di conseguenza è molto improbabile infettarsi in seguito alla permanenza in un appartamento o in un ambulatorio veterinario.

Il controllo delle abitudini del gatto rappresenta l’unica forma di profilassi nei confronti dell’infezione da FIV, in quanto non è attualmente disponibile alcun vaccino. Un gatto che vive in casa e non ha la possibilità di uscire all’esterno non sarà mai soggetto all’infezione da FIV (o da FeLV). Al contrario, sono disponibili vaccini per il FeLV; il veterinario e il proprietario spesso si domandano se vaccinare o meno il gatto per il FeLV. E’ piuttosto facile individuare i soggetti a rischio per l’infezione (animali che coabitano con soggetti FeLV-positivi, gatti che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire); questi soggetti andrebbero vaccinati in quanto il proprietario preferisce conferire al proprio animale una forma di protezione.

 

In generale si ritiene che:

 

Malattie infettive feline - intervista al dott.Stefano Bo

Le malattie infettive dei gatti sono piuttosto diffuse, ma spesso se ne sa poco, e a volte sono gli stessi veterinari a fornire un quadro allarmistico quando non scientificamente scorretto.
Ne parliamo con il dott. Stefano Bo rappresentante italiano del Board Representative of ESFM (European Society of Feline Medicine), Professore a Contratto in "Clinica delle Malattie Infettive del gatto" presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino; membro della "International FIP treatment task force", direttore sanitario dell'ambulatorio associato Bo-Ferro-Nardi di Torino... e ancora altro.

Domanda (nel seguito: D.): Il primo problema che vogliamo affrontare con te e' quello delle adozioni. Molte persone ci chiedono il gatto "sano"... e la prima domanda e' proprio questa. Come si puo' sapere se un gattino di 2-3 mesi, che proviene da una colonia, o e' stato abbandonato, e' "sano"? Quali sono gli eventuali esami che ha senso fare?
Risposta del dott. Bo (nel seguito: B.): Quando si tratta di gattini piccoli, specie se di colonia, la prima cosa da fare e' l'esame parassitologico (ascaridi, coccidi) e ricercare anche protozoi quali la giardia e un nuovo tipo di protozoo che e' stato recentemente individuato in Italia. In ogni caso si tratta di problemi facilmente curabili con dei farmaci per periodi piu' o meno lunghi.
Per quanto riguarda i test virologici, ha senso comunque testarli per FIV e Felv, tenendo presente che se sono sotto i 4 mesi, specialmente per quanto riguarda la FIV, si possono avere dei falsi positivi (cioe' il gattino risulta positivo al test, quindi malato, quando in realta' non lo e'). La maggior parte dei gattini positivi a quell'eta' risultano infatti positivi solo perche' la mamma e' positiva, poi gli anticorpi vengono eliminati e dopo i quattro mesi ritornano ad essere negativi.

D. Quindi i gattini di una gatta FIV non e' detto che siano anch'essi FIV...
B. Assolutamente no. Anzi il piu' delle volte non sono FIV. Tieni presente che la probabilita' di contrarre l'infezione direttamente dalla mamma e' inferiore al 5%. I gattini possono contrarre l'infezione dalla madre solo se questa si e' infettata nel primo terzo di gravidanza... quindi una probabilita' piuttosto bassa, infatti la mamma FIV puo' passare anticorpi con il colostro che sono protettivi.

D. E invece i gattini di mamma Felv sono "automaticamente" positivi o no?
B. Anche in questo caso se i gattini hanno preso il colostro dovrebbero avere anticorpi protettivi, ma possono contrarre il virus FeLV se tale protezione viene a diminuire precocemente. Purtroppo non abbiamo modo di sapere quando gli anticorpi decadono. La trasmissione intrauterina e' comunque possibile.

Comunque anche nei gatti Felv asintomatici si puo' fare un trattamento con interferone per uso umano (uno qualsiasi o anche quello specifico felino), somministrato per bocca, nella diluizione di 30 U in un ml di soluzione fisiologica per 7 giorni a settimane alterne. Serve a mantenere il sistema immunitario modulato ed attivo.

Per la Felv: anche qui bisogna tenere presente che un gattino felv puo' comunque negativizzarsi nell'arco di 6 settimane, e quindi e' opportuno aiutarlo con degli immunostimolanti e ripetere il test in un momento successivo. Come immunostimolanti si puo' anche usare l'interferone per uso umano (nella diluizione di 30 unita' in 1 ml. di soluzione fisiologica, somministrato per bocca 7 giorni a settimane alterne), ovviamente si puo' usare anche quello specifico felino nella diluizione indicata.

D. Quindi una "certezza" sulla diagnosi...
B. Si puo' avere dopo i 4 mesi di eta'. Bisogna poi tenere presente che anche in caso di negativita' c'e' un minimo di rischio, perche' sono necessarie circa 4 settimane prima che il test riveli l'infezione, quindi se tui fai il test in quel periodo puoi trovare dei falsi negativi.

D. L'attendibilita' dei test?
B. Come specificita' e sensibilita', l'attendibilita' dei test e' intorno al 95%.

D. A cosa va incontro una persona che accoglie un gatto FIV o Felv al momento asintomatico?
B. Bisogna innazitutto differenziare tra FIV e Felv. Un gatto FIV che vive in casa, che viene trattato secondo i criteri di buona salute, non ha rischi di infezioni da altri agenti, e' un gatto che puo' vivere 10, 12 anni: praticamente tutta la durata della sua vita senza manifestare la malattia. Un gatto che va in giro, semi-randagio rischia invece molto di piu', perche' ogni coinfezione porta ad una replicazione del virus. Per un gatto che sta in casa, ben tenuto, il virus resta quasi latente, e quindi l'immunodepressione si puo' manifestare anche dopo i 10 anni.

Per un gatto Felv positivo invece il discorso e' diverso, perche' ha statisticamente un 70% di possibilita' di morire di qualche malattia legata alla Felv nell'arco dei successivi 3-4 anni. Mentre l'aspettativa di vita per i gatti FIV e' di 8-10 anni, per il 70% dei Felv e' di 3-4 anni.

D. La possibilita' di trasmissione di queste malattie ad altri gatti sani?
B. Per quanto riguarda la FIV: se non ci sono motivi di conflittualita' (morsi e graffi agli altri gatti) il rischio di infettare gli altri attraverso la saliva e' del 2.5%, quindi decisamente basso. Diverso il discorso per la Felv, ma qui c'e' il vaccino, e il rischio di contagio tra un sano e' un Felv vaccinato e' intorno al 5%, quindi anche qui molto basso.

D. Ci sono, e se si' quali, altre malattie infettive a cui porre attenzione?
B. Le altre malattie, che spesso sono sottovalutate e a cui bisognerebbe fare piu' attenzione sono causate da herpes virus e calici virus, cioe' i due agenti della rinotracheite felina. Si sa che entrambi i virus, una volta che hanno infettato un soggetto, possono, nel 60-80% dei casi, far diventare quel gatto un portatore sano. Questo significa che un cucciolo portatore sano non solo puo' ciclicamente infettarne altri, e in una colonia puo' essere un problema, ma che da adulto, intorno ai 5-8 anni, se non e' stato ben trattato in giovane eta', sara' soggetto a sviluppare forme croniche di rinotracheite molto difficili da far guarire. Questo perche' l'herpes virus, a causa di stress e fattori emozionali che abbassano le difese immunitarie, puo' riattivarsi e portare alla distruzione dei turbinati della mucosa e dei turbinati nasali. Queste patologie non comportano la morte dei soggetto, ma si tratta di forme croniche che richiedono cure e attenzioni.

Per quanto riguarda la FIV. Non c'e' assolutamente nessun motivo per sopprimere un gatto giovane FIV positivo a meno che non sia uno di quesi rari casi che sviluppano malattie particolarmente gravi. Ci sono dal 5 al 10% di gatti FIV positivi che possono sviluppare delle forme neurologiche croniche debilitanti o dei tumori all'intestino (linfomi). In questi casi, come e' ovvio, si tratta la malattia indipendentemente dal fatto che sia FIV. Pero', oltre a questo non c'e' nessun motivo per sopprimere un gatto FIV: proprio nessuno.

Per quanto riguarda la FIP il problema e' molto serio, perche' e' difficile fare una diagnosi corretta di FIP. Tendenzialmente, in un gruppo di gatti dove e' presente il coronavirus, si infettano tra l'80 e il 100% dei gatti... e ovviamente non e' che si sopprimono tutti. Pero' il problema e' avere una diagnosi di FIP. Sulla FIP umida (pancia o addome pieni di liquido) si puo' cercare di mandare avanti il gatto per 3-6 mesi con terapie abbastanza aggressive. E' chiaro che su gattini di qualche mese, farli andare avanti con punture in addome tutti i giorni mi sembra abbastanza... un accanimento.

Diverso il discorso sulla FIP secca, dove e' difficile fare una diagnosi corretta. Attraverso particolari esami (elettroforesi delle proteine totale, particolari tipi di proteine infiammatorie che si chiamano AGP, PCR, ecc) e il riscontro dei segni clinici, se si arriva ad una diagnosi di FIP, e non si tratta di una forma particolarmente debilitante, ha senso un approccio terapeutico volto a far stare meglio il gatto. Poi, nei casi particolarmente gravi, quando il gatto smette di mangiare, e' debilitato, soffre... allora, e solo in quei casi e con una diagnosi il piu' certa possibile, si prende in considerazione la soppressione.

Non esiste comunque di sopprimere un gatto basandosi solo sul titolo anticorpale di presenza del coronavirus [NdR: quello che si puo' riscontrare con la PCR]: questo e' proprio professionalmente scorretto.

Per quanto riguarda la Felv, questa e' una malattia facilmente trasmissibile, per cui se lo lasci andare in giro a infettare gli altri gatti o quelli dei vicini, sei colpevole anche tu di diffondere la malattia. Se invece lo tieni in casa l'unica cosa che devi sapere e' che quel gatto, nel 60-70% dei casi potra' sviluppare una malattia letale nell'arco di 3-4 anni, poi ci sono anche quelli che vivono 7-8 anni perche' non sviluppano nessuna malattia collaterale alla Felv.

D. Il discorso delle zoonosi, cioe' delle malattie che il gatto puo' trasmettere all'uomo...
B. Esistono pochissime malattie che possono essere trasmesse dal gatto all'uomo. Il gatto puo' infettarsi di FIV/Felv/FIP ma nessuna di queste e' trasmissibile all'uomo: assolutamente. Il gatto di colonia deve essere testato per quelle poche malattie trasmissibili che sono essenzialmente le dermatofitosi, micosi cutaneee e, come accennavo prima, la giardia e questo nuovo protozoo "Tritrichomonas fetus" che sono "potenzialmente" delle zoonosi, anche se non e' cosi' facile contrarle.

Poi c'e' la toxoplasmosi che e' una zoonosi, ma va detto che si trasmette solo se tocchi, o ingerisci le feci e le oocisti, e poi solo in condizioni ben specifiche di inadeguatezza delle condizioni di igiene. Il gatto trasmette le oocisti all'uomo soltanto in un periodo molto ristretto di 6-8 giorni della sua infezione, e quindi e' molto difficile che una persona che ha un comportamento igienico mediamente normale possa infettarsi.

Il rischio piu' grosso e' che eliminando le oocisti, queste si appiccicano al pelo e tu accarezzandolo potenzialmente puoi correre il rischio di infettarti... Ma anche qui... Un gatto contrae la toxoplasmosi se e' un gatto randagio, o uno domestico che puo' uscire e non ha mai avuto contatto con la toxoplasmosi, o se e' un gatto che mangia carne cruda, e allora il rischio e' identico per il gatto come per l'uomo, perche' l'agente che trasmette la toxoplasmosi, per l'uomo come per il gatto e' la carne. Il gatto e' "colpevole" di mantenere il ciclo vitale del toxoplasma, che poi sia il gatto colpevole di trasmetterlo all'uomo assolutamente no.

Una persona che ha un comportamento normale, con il gatto non rischia di piu' che non a mangiarsi una bistecca poco cotta.

Per i gatti che mangiano carne cruda e' consigliabile congelare e poi scongelare la carne al momento della somministrazione perche' con questo accorgimento si distruggono la maggior parte delle oocisti eventualmente presenti.

D. Vaccinazioni. Abbiamo visto che da alcune parti dicono di vaccinare i gatti ogni 2 anni...
B. E' l'indicazione che forniscono i veterinari americani. Si e' visto che i vaccini, ad oggi, hanno una copertura di 3-4 anni, e quindi, in casi selezionati, cioe' di gatti che vivono sempre in casa, con pochi rischi, possono effettivamente essere vaccinati ogni 2-3 anni. I nostri protocolli vaccinali sono quelli, eventualmente alternando il vaccino trivalente classico al quello contro la Felv. Questo pero' vale per i gatti "non a rischio". Se il gatto puo' uscire e quindi e' esposto a maggiori rischi, allora e' bene ripetere il vaccino una volta l'anno. Comunque e' bene dire che il discorso della vaccinazione non riguarda di per se' la vaccinazione ma e' un'occasione per visitare il gatto una volta l'anno in modo da prevenire eventuali problemi.

D. Gatti FIV/Felv devono essere vaccinati?
B. Si', a maggior ragione.

D. Se si vaccina un gatto Felv?
B. I Felv vanno vaccinati col normale trivalente. Vaccinarli anche per la Felv, non e' un danno ma solo uno spreco di vaccino perche' non serve a niente.

fonte:

http://www.lacincia.it/